|
L'Arco, la cui struttura abitativa forma l'ultima propaggine del centro storico diradante verso l'Acropoli, ha mantenuto inalterato il caratteristico aspetto medievale.
La fitta rete di vicoli e scalinate , che scendono verso Piazza Municipio, è attraversata dalla strada più importante del quartiere, Via Marco Vipsanio Agrippa , grande ammiraglio e geniale architetto arpinate, genero di Augusto. Ma i nomi di altri vicoli e strade ci portano indietro nel tempo, a più di duemila anni fa: Via Greca , ad esempio scavata nella roccia dagli schiavi greci di Cicerone (secondo la tradizione) e Via Majura , l'antichissima Via Major. Nel quartiere ci sono anche edifici di interesse storico ed architettonico: parecchi di questi erano in passato dei lanifici, a testimonianza dell'enorme importanza che l'industria della lana rivestiva non solo per Arpino, ma per tutto il Regno Borbonico. Di aspetto imponente è Palazzo Antonageli in Via Marco Agrippa; risalente al XVI secolo e costruito sui resti di una casa romana: le stanze di questo palazzo ospitarono anche il Re di Napoli Carlo III di Borbone e la Regina Maria Amalia.
Una delle uscite del quartiere è la " Porta del Torrione" (o porta dell'Arco), aperta nelle mura megalitiche in epoca medievale. Uscendo da questa porta si può raggiungere la seicentesca Chiesa della Madonna delle Grazie , che vanta un bel pronao ed una facciata dall'aspetto neoclassico: da quì inizia Via Marco Tullio Tirone , strada intitolata al liberto di Cicerone che fu ideatore del primo esempio di stenografia.
 La Chiesa in cui vengono battezzati gli abitanti del quartiere è però San Michele Arcangelo, colleggiata abbaziale ricca di opere d'arte, tra cui spiccano gli affreschi del Cavalier d'Arpino , uno dei maggiori esponenti della corrente pittorea del Manierismo. La Chiesa Risalente al IX secolo, è costruita su un tempio pagano dedicato alla nove muse, di cui restano tracce dietro l'altare maggiore. Alla fonte battesimale di San Michele fu battezzato San Francesco Saverio Maria Bianchi , l'Apostolo di Napoli. Dal campanile della Chiesa, chiamato in dialetto arpinate "i campanar", parte una caratteristica scalinata a gradoni: la Salita dell'Arco.
|